Riflessioni sulla pandemia da Covid-19

covid-19Oggigiorno è difficile non parlare, non scrivere del Coronavirus, meglio noto Covid-19 (che sta per “Corona virus disease-2019”). Ha così coinvolto e stravolto le nostre vite che non se ne può non avvertire il peso che è gravato sulla nostra quotidianità. Tra tutte le numerose ipotesi emerse a livello mondiale in queste passate settimane per cercare di contenere il numero dei contagi, talvolta anche in forte contraddizione tra di loro, un fatto emerso è certo e sul quale tutti concordano: evitare quanto più possibile il diffondersi del numero dei contagiati che tradotto significa evitare il collasso delle strutture ospedaliere e ridurre al minimo il numero dei decessi.

Ora, premesso che non è facile adottare la soluzione che risulti essere la più appropriata, i cittadini hanno esigenze diverse e aspettative non univoche, e quindi danno un differente peso alle restrizioni imposte dagli amministratori. E soprattutto hanno una risposta variegata, sfociando persino in delle critiche tanto feroci quanto inopportune verso chi pur pensando di tutelare la salute pubblica si sente accusato di aver costretto agli arresti domiciliari intere città.

E comunque, qualsiasi misura consigliata o imposta non è facile né per chi deve prenderla né per chi la deve “subire”. Tuttavia una scelta bisogna pure che venga adottata e comunicata alla popolazione. La cui risposta deve fare i conti con le paure dell’uomo ma anche con le assenze di conoscenza da parte di molti cittadini. Ma soprattutto deve passare attraverso il setaccio dell’istinto di sopravvivenza che in maniera irrazionale e irragionevole affiora cancellando d’un tratto tutto il buon senso che poteva albergare in ciascuno di noi.

Detto ciò, proviamo a tracciare una possibile ipotesi nel contenere il numero dei contagi o meglio il numero dei morti, chiarendo che il solo elevato numero di contagiati non desterebbe particolare preoccupazione in noi, anzi forse non ce ne accorgeremmo nemmeno. Ciò che ci allarma invece è l’elevato numero dei pazienti in terapia intensiva e il numero dei decessi.

 Ho fatto allora quattro conti a tavolino, dove tu articoli le regole, detti le imposizioni e non noti nessuno lamentarsi: situazione fantastica! L’anno di riferimento secondo dati certi e a noi il più vicino è il 2016, con 58.831 medici di medicina generale e 17.722 pediatri di libera scelta presenti sul territorio nazionale. Ora, se dividiamo i 60 milioni di abitanti per il numero di medici di famiglia e pediatri, avremo che per ogni medico ci sono circa 700 assistiti di media. Il 15% di questi ha oltre 70 anni e di questi il 30% circa è non autosufficiente. Tradotto in numeri comprensibili vuol dire che ogni medico di famiglia assiste 105 ultrasettantenni di cui 32 circa non autosufficienti. Dopo tutti questi numeri proviamo a dare un indirizzo. I 70 ultrasettantenni autosufficienti li lasciamo a casa in un isolamento forzato, fornendo loro cibo e l’assistenza necessaria. Impedendo loro di uscire di casa essendo la fascia più debole che in caso di contagio da Coronavirus rischia di perdere la vita. I 32 ultrasettantenni non autosufficienti godranno già di un’assistenza, qualunque essa sia. Nel caso abbiano una badante, resterà in una sorta di isolamento anche lei. Nel caso in cui si rifiutasse verrebbe sostituita da altra persona disposta a seguire l’isolamento con l’anziana persona. Quei pochi che dovessero risultare sguarniti di assistenza, verrebbero collocati presso strutture attrezzate di proprietà pubblica oppure in degli alberghi nelle vicinanze destinati ad ospitare solo questi anziani non autosufficienti. Per assistere e aiutare i medici di base per l’aumentato lavoro si potrebbero reclutare gli studenti di medicina che abbiano terminato gli esami del 5° e 6° anno di corso e tutti gli specializzandi che, secondo una stima approssimativa, non dovrebbero essere inferiori a 40.000 e con il reclutamento di altri 35.000 medici in pensione si arriverebbe a 75.000 (teniamo conto che tutti i medici in pensione superano le 55.000 unità). Significa che ogni medico di famiglia avrebbe un assistente che darebbe loro una mano. In questo modo la fascia debole che rischia di andare in terapia intensiva in caso di contagio e di perdere la vita, è tutelata. La restante parte della popolazione invece continuerebbe a svolgere regolarmente la propria vita e attività, certo con un contenimento della diffusione del virus, ma senza chiudere gli esercizi commerciali, le attività produttive, né evitare i luoghi di lavoro, né altre restrizioni severe che fortemente condizionerebbero l’economia in generale. Adottando in parte le misure oggi consigliate.

Citiamo i dati noti che le statistiche ci forniscono: solo il 15% circa dei contagiati ha sintomi che vanno da medio grave a gravissimo e in gran parte sono anziani. Per esempio degli oltre 3.200 cinesi deceduti c’è solo un bimbo. Ma, avendo noi con il piano sopra descritto preservato dal contagio il 15% della popolazione degli ultrasettantenni e a rischio, dovremmo essere in grado di fronteggiare quei contenuti casi di contagiati giovani ai quali potrà essere garantita la terapia intensiva, avendo posti letto a sufficienza per loro, stante le statistiche. Aggiungiamo a conferma di quanto sopra descritto che l‘Istituto Superiore di Sanità ha comunicato che le persone decedute a seguito dell’infezione da Covid-19 senza alcuna apparente patologia pregressa risultano essere pochissime. Un dato che conferma ulteriormente la scelta di isolare gli ultrasettantenni ed eventuali pochi casi di persone sotto i settant’anni con patologie e a rischio.

Insomma, forse un’altra strada sarebbe stata praticabile, anche se non era facile nei primi momenti avere la necessaria lucidità per una decisione i cui esiti non erano noti. Teniamo presente che persino capi di governo di Paesi quali gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania, fino a pochi giorni fa ritenevano addirittura che non ci fosse un problema da affrontare che riguardasse il Coronavirus.

Le nostre priorità sono fondamentalmente due: evitare la diffusione del contagio il più possibile, mettere in isolamento le sole persone a rischio. Questa soluzione da me prospettata non avrebbe escluso delle morti, ma stante ai dati in nostro possesso avrebbe decisamente contenuto il numero. Inoltre, la parte su cui riflettere oggi e che più ci riguarderà domani saranno i posti di lavoro persi, famiglie indebitate, un intero Paese, o meglio un’intera Europa/Mondo in recessione, un’economia allo sbando.

Intanto il numero dei morti è tristemente in crescita.

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