LA STRATEGIA DEL COVID-19

Che si chiami Covid-19, SARS, MERS, Ebola, ecc., poco importa, tutti sono soggetti alla stessa regola.

Ogni essere vivente, così sarà per il Covid-19, si relaziona con un altro essere vivente sul rapporto di supremazia, per quanto ciò gli sia consentito. Legato a tale rapporto, come concetto di salvaguardia, c’è la conservazione di se stessi. Preservare la propria incolumità, significa che in ciascun essere vivente prevale sopra ogni altro istinto, quello della sopravvivenza. Il primo, o se vogliamo il primordiale, scopo dell’essere vivente è quello di evitare con ogni mezzo possibile di soccombere. Questo principio riguarda l’essere più piccolo così come quello mastodontico. Perderebbe di significato la vita stessa se gli esseri non avessero sviluppato l’istinto di sopravvivenza. Immaginate quanto sforzo sia occorso, insito proprio nel processo evolutivo, che sarebbe stato spazzato via in un attimo se nel codice genetico non fosse stato ben impresso un ordine, che prescinde dalla ragione, che tutelasse la vita sopra ogni cosa. Ciò, oltre ad aver consentito la nascita di molteplici specie, al di là che quella più grande e forte potesse annientare quella più debole, ha altresì permesso il perdurare della parte più affascinante e misteriosa della vita, il poter continuare a moltiplicarsi. Sappiamo anche che le specie dalle dimensioni piccole e apparentemente più deboli, si sono con il tempo munite di strumenti atti a combattere anche specie di gran lunga più grandi e forti, riuscendo talvolta perfino ad avere la meglio. 

Questa introduzione ci permetterà di fare più chiarezza sulla finalità e la strategia che il Covid-19 ha messo e metterà in campo. 

Il virus per sopravvivere deve combattere contro il suo ospite, meglio deve cercare di dominarlo, replicando il più possibile se stesso. In questo modo il virus aumenterà di molto la sua popolazione e conseguentemente anche la possibilità che possa essere trasferito ad un nuovo ospite. Il Covid-19, come qualunque altro virus, sa che una volta raggiunto un ospite, deve moltiplicarsi e ciò consentirà di garantirgli una maggiore diffusione, quindi maggiore possibilità di sopravvivere. Il Covid-19 sa anche che la sua sopravvivenza ha dei limiti, quanto più è in grado di annientare il suo ospite tanto più precaria diventerà la sua presenza nel tempo. 

Facciamo un esempio su una popolazione in scala ridotta. Immaginiamo un’isola priva di collegamenti sia navali sia aerei con altre parti del mondo, oltre a non possedere alcuna soluzione terapeutica. Se su quest’isola ci fosse un virus dalla patogenicità molta alta, nel momento in cui tutta la popolazione fosse infetta, restando alta la possibilità di arrecare danni al suo ospite, è facile credere che tutta la popolazione di quell’isola soccomberebbe. Ma, se tutta la popolazione dovesse morire, non ci sarebbe più alcun ospite entro al quale moltiplicarsi, in quanto il virus alla fine morirebbe con il suo ultimo ospite. Ma, avendo noi affermato che nel suo DNA c’è scritto di sopravvivere, non potrà essere vero che alla fine muore con chi gli ha dato la possibilità di vivere. Ecco che allora il virus cambia atteggiamento nei confronti del suo ospite, diventa per così dire più “buono”, proprio al fine di evitare la sua estinzione. 

Tornando al Covid-19, in una situazione in cui l’uomo non dovesse intervenire o non potesse, dovrà necessariamente modificare i suoi comportamenti, che saranno necessari per la sua sopravvivenza. Questo esserino fetente proprio per non soccombere, dovrà necessariamente abdicare ad una nuova religione, quella della conciliazione. Dovrà, per forza di causa maggiore, diventare meno aggressivo, dunque meno mortale.

Per fortuna però l’uomo sta mettendo a punto una propria strategia per combatterlo, e immaginiamo anche per distruggerlo. Speriamo, al di là di ogni confusione, contraddizione e anche incapacità di gestione di cui l’uomo ha saputo dare grande prova, di avere farmaci e anche un vaccino per sconfiggere questo parassita vile e codardo.

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