La pandemia si combatte con la testa

Ormai la pandemia è scoppiata in una maniera così devastante come solo i grandi ordigni bellici ci hanno mostrato di saper deflagrare. I governi hanno perso del tutto il timone, qualora lo avessero mai avuto in pugno, e oggi sembrano dominati più che mai dalla maestosità delle onde. Semmai ci fosse sfuggita la banale considerazione sulla qualità e capacità di chi ha la responsabilità di governare, oggi appare in tutta la sua drammaticità. Ciò vale per l’amministrazione locale, governi nazionali o anche organismi internazionali. Mi chiedo come sia possibile che ancora ieri l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) affermava che le persone contagiate da Covid-19, ma asintomatiche, non abbiano carica virale in grado di infettare. Ma come può un organismo nato proprio per tutelare la salute dell’intero terracqueo affermare quanto smentito da evidenze scientifiche, pubblicate sulle più prestigiose riviste mondiali. Forse perché l’OMS è un organismo volto più a tenere in piedi gli equilibri politici attraverso uomini che rappresentano i vari governi, piuttosto che da uomini di scienze. Insomma, un ente costituito formalmente da tecnici, ma nella sostanza burocrati distanti dalla realtà. Oppure, come sia stato possibile che un governo dichiari il 31 di gennaio lo stato di emergenza e ad oggi non ha ancora totale disponibilità di materiale in grado di proteggere chi cura gli ammalati. Oltretutto tra la fine di gennaio e la prima decade di marzo i governanti di mezzo mondo sonnecchiavano e non manifestavano interesse per il Covid-19; sarebbe stato semplice approvvigionarsi di tutto il materiale possibile in giro per il mondo. Oggi, invece, nel nostro Paese, abbiamo più di 6.000 operatori sanitari contagiati, causa la assoluta inadeguatezza del materiale di protezione. Una follia!

Ora, allo stato della situazione oggi evidente, pur dovendo evitare il più possibile il propagarsi della diffusione del virus, non possiamo pensare di combatterlo restando rintanati in casa. Se vogliamo battere il virus dobbiamo avere un piano ben chiaro e definito, che tiene conto dei punti di debolezza dell’intero sistema di trasmissione come del periodo di incubazione e periodo di trasmissibilità. Iniziamo con l’isolare la fascia delle persone anziane e le persone con patologie serie e a rischio. In modo che evitiamo di far correre un rischio, oggi ben quantificato, a carico di queste persone. E’ noto che oltre il 90% delle morti da Covid-19 interessa persone ultrasettantenni e con una o più morbosità. Contemporaneamente selezionare sulla base di una logica incentrata sulla necessità, i lavoratori che non possono per ovvie ragioni praticare lo smart working. A tutti costoro va praticato il test Covid-19 per due volte a distanza di 5 giorni il primo dal secondo, in modo da essere certi che chi risulta negativo potrà uscire liberamente da casa. Estendere i tamponi man mano ad altre fasce della popolazione, sempre con lo stesso principio dei due tamponi. Si procederà anche con studenti e insegnanti allo stesso modo, iniziando magari dalle università fino agli istituti di ordine inferiore. Naturalmente chi dovesse risultare positivo va isolato anche eventualmente dalla famiglia se quest’ultima risultasse negativa. Chi, pur essendo stato trovato negativo ai primi test, manifestasse nei giorni successivi sintomi, anche lievi, verrà sottoposto nuovamente al test e qualora risultasse positivo, verrà fatto il tracciamento in modo che anche le persone venute in contatto con costui, verranno sottoposte al tampone ed eventualmente isolate. In questo modo noi isoliamo le poche persone che dovessero risultare positive al test e che verranno sottoposte ad isolamento. Sarà, così facendo, preservato il collasso degli ospedali e sarà altresì ridotto il numero delle morti. Solo quando nella popolazione che è libera di circolare non avremo più casi positivi al Covid-19, solo allora potremmo pensare di liberare dall’isolamento forzato gli anziani e le persone con morbosità.

Le osservazioni potrebbero riguardare l’ingente carico di lavoro che l’esecuzione dei tamponi richiede. A tal proposito potremmo utilizzare quanto sperimentato e funzionante dai coreani. Il tampone eseguito agli interessati nelle loro auto, come fosse un pit stop in Formula Uno. Veloce, non rischioso e molto più economico. A tal proposito, la casa farmaceutica Abbott in questi passati giorni ha reso noto di avere disponibile un test, già approvato dalla FDA, il cui risultato è fornito dopo soli 5 minuti. Neanche la velocità della luce è così fulminea.

Nel frattempo vengono sottoposti a valutazione, con l’avallo degli istituti di controllo nazionali, farmaci per un utilizzo off label, che sono molecole già approvate ed in commercio che vengono sperimentate per altre patologie rispetto a quelle originariamente utilizzate. Quindi avremo altri strumenti per combattere la malattia per coloro che sono stati contagiati e risultano ammalati. Inoltre nel mondo ci sono molti centri di ricerca che stanno letteralmente correndo per immettere al più presto un vaccino contro il Covid-19. Ragionevolmente difficile pensare di averne uno prima di 6-8 mesi, anche se basandoci sulle esperienze del passato è plausibile credere che ci vorranno non meno di 12-18 mesi per avere un vaccino da utilizzare su vasta scala.

In ogni caso, se non questo, un piano va attuato subito, possibilmente da ieri.

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